Contaminazioni HR Giugno 2016

Anche quest’anno l’evento contaminazioni HR è stato un grande successo! I partecipanti si sono radunati per aree tematiche e, approfittando delle diverse seniority e aziende di provenienza, si sono nuovamente “contaminati”.  Quest’anno i gruppi tematici sono stati: Formazione, Sviluppo e Talent management, Payroll e Diritto del lavoro, Selezione, Gestione e Organizzazione. I facilitatori di ogni gruppo hanno proposto degli argomenti da affrontare come input poi molto liberamente ognuno ha messo sul tavolo idee, esperienze, criticità, suggerimenti…

Pubblicheremo qui il risultato di questo lavoro frutto della collaborazione e partecipazione di ognuno. Iniziamo con…

Formazione  Gestione e Organizzazione Sviluppo e Talent management Payroll e diritto del Lavoro Selezione

 

Annunci

Forum HR 2015

Di Matteo Sola

E’ stato un bombardamento di interventi, suggestioni, personaggi e notizie dal vasto mondo HR il forum nazionale a cui ho partecipato il mese scorso (con la scusa che tra gli sponsor c’era anche, timidamente, la mia azienda).

Un’occasione utile a rendersi conto di ciò che si agita sulla scena hr e non solo. Per capire dove hanno la testa le aziende, come usano il loro tempo tra una pausa caffè e l’altra, quali cravatte mettono gli A.D. di società grandi e piccole e via dicendo.
Si è parlato di tante cose e robe, tipo che c’è una passione diffusa per i cellulari e che alcuni pensano pure di gestirci il personale, tra app per la busta paga e sistemi di valutazione a forza di like sui social, tipo che la sostenibilità ambientale si può percepire a forza di fusti di birra, tipo che c’è gente che non dorme tanto è presa dalla mania di digitalizzare tutto come se non ci fosse un domani, tipo che presto serviranno le quote rosa per gli uomini (io propongo il blu), tipo che fra qualche anno tutti avranno il piacere di lavorare da casa come il sottoscritto (così si coltiva l’illusione del lusso mentre si mandano mail dal divano o si grigliano bistecche) ecc.
Insomma, ho pensato che potesse interessarvi.
Nel dubbio ho buttato giù due slide, (  Forum HR 2015   ) tanto ormai ci scrivo pure la lista della spesa sulle slide. Nel dubbio ci ha guardato pure Veronica Giovale, perché ormai le chiedo anche come mi chiamo (e tra poco è consulente a tutti gli effetti e tanti saluti al periodo in cui da stagista potevo sfruttarla di brutta maniera).
Saluti e…non sfondatevi di dolci a Natale, che poi quelli mica si digitalizzano.

L’importanza di chiamarsi “contaminati”. HR24 Annual Meeting

Di Chiara Giuranna

  1. HR24: valori del network e possibilità

La parola “network” deriva dall’unione di due termini molto semplici “net” e “work”, lavorare insieme. Lavorare uniti. Il bello della semplicità è questo: nascondere in sé importanti significati.IMG_1967 (1)

HR24 è proprio così: nasce da un’idea semplice, ma al suo interno racchiude forza. La forza di un team che collabora e resta unito con tante e diverse modalità. Nata nel 2009, HR24 tiene insieme tutti i partecipanti al Master Human Resources del Sole 24 Ore. Ai suoi esordi altro non era che una pagina Facebook utilizzata per lo più per organizzare eventi ricreativi, ma con il tempo è diventata altro. Crescendo è diventata un vero e proprio gruppo di lavoro, oltreché di svago. Oggi HR24 è un network a tutti gli effetti.

Cosa significa entrare far parte di un network? Significa avere una rete che ti supporta, una mano amica che ti sorregge nei momenti di difficoltà e ti dà una pacca sulla spalla per gioire dei tuoi successi. Significa condivisione delle attività e delle storie di vita e di empowerment. Significa aiuto reciproco.

HR24, quindi, è un bel mondo, formato da più di 200 professionisti che stanno costruendo le proprie carriere all’interno del meraviglioso ambito delle Risorse Umane, ma che, al contempo, si ritrovano per mantenere viva questa rete fatta di ascolto, di consigli, di eventi, di contaminazioni. Ognuno, infatti, ha un modo tutto suo di far sentire la propria voce all’interno del network, o meglio del social network. Difatti i contatti principali continuano ad avvenire attraverso Facebook in vario modo: vi è chi posta annunci di lavoro che danno opportunità di sostenere dei colloqui, chi mostra il proprio interesse a quanto pubblicato attraverso il “like” (per interesse personale o per mantenersi visibile nel gruppo), chi pone quesiti di carattere lavorativo e chi risponde, chi posta articoli inerenti al mondo del lavoro da cui nascono interessanti discussioni.

Da qualche mese, inoltre, è stato creato un blog dove è possibile scrivere dei post di diversa natura: si parla di mindfullness, di formazione finanziata, di selezione, etc. ed anche qui si ha la massima libertà di partecipazione e di parola. È sempre molto interessante leggere le opinioni altrui, creano ricchezza e punti di vista che possono essere appoggiati oppure no.

Oltre alla parte “social”, vi è, poi, il lato “umano”.

Non dimentichiamo che un network è composto da persone in carne ed ossa, le risorse umane, il capitale umano, per l’appunto,  pertanto subentra anche la voglia di creare momenti di condivisione nel mondo reale: da qui la nascita degli eventi ricreativi, come gli aperitivi. Anche questo è un modo per essere attivi nel network, organizzare gli eventi dalla scelta della location, alla creazione della locandina, all’invio degli inviti, alla partecipazione vera e propria. Gli aperitivi di HR24 sono sempre un bel momento di ritrovo. La maggior parte delle volte vengono organizzati in giorni infrasettimanali, quasi come stacco dalla routine quotidiana, come il voler creare un momento tutto per sé. Ci si ritrova colmi di entusiasmo, tra abbracci e chiacchierate che vertono dal lavoro alla ricerca della nuova casa, alla sfera più intima. Si fanno nuove conoscenze e si stringono rapporti che potrebbero essere fondamentali nella sfera professionale e non. È importante sapere che si arriva in un luogo dove si sa già che si troverà una voce amica che ti potrà dare supporto sia se hai un problema, sia se hai bisogno di festeggiare un successo con qualcuno. D’altronde fa parte dell’empatia il riuscire ad immedesimarsi negli altri ed il riuscire a far propri gli stati d’animo di chi abbiamo di fronte. E senza una forte dose di coinvolgimento empatico probabilmente un vero e proprio network non esisterebbe.

Empatia, proattività, sensibilità, intelligenza emotiva sono alcune delle soft skills fondamentali per poter essere integrati in un gruppo di lavoro, o in qualsiasi gruppo sociale. Ed anche in HR24 vi sono persone che, per caratteristiche personali o per mero entusiasmo, si mostrano molto attive per partecipare alle riunioni del gruppo direttivo, per organizzare i momenti di ritrovo e condivisione, e che hanno sempre nuove idee creative ed innovative da proporre al network per essere realizzate insieme. L’annual meeting “Contaminazioni HR” è nato in questo modo: dall’unione di menti, in un pomeriggio di domenica, tra fogli, pennarelli colorati ed orsetti gommosi.

  1. Contaminazioni HR: l’annual meeting

 Il costante desiderio di apprendimento, formazione e condivisione del network ha portato alla realizzazione del IV Annual Meeting di HR24, denominato “Contaminazioni HR”, contaminazioni intese come flusso di idee, passate da una persona all’altra.

Fin da subito si è potuta constatare la grandezza del network e la differenziazione dei componenti: dalle esperienze alla seniority in azienda, all’area di specializzazione professionale. Ed ognuno dei partecipanti ha portato una parte di sé e delle proprie esperienze agli altri.

Location designata ad accogliere l’evento è stata Talent Garden, uno spazio di co-working, adibita ad hoc per le contaminazioni. Inoltre è stata data la possibilità ai non presenti di essere costantemente aggiornati attraverso Skype ed i social network. Questo per riflettere anche sulla nostra società così tanto liquida (come direbbe il caro Zygmunt Bauman), ma  al contempo così tanto bisognosa di legami solidi.

I gruppi di confronto e di approfondimento prescelti sono stati quelli di formazione, selezione, sviluppo e talent management, gestione ed ai partecipanti è stata data la scelta di aggregarsi ad un gruppo, piuttosto che ad un altro, secondo le necessità, che sono spaziate dalla curiosità, alla continuità professionale, all’approfondimento di tematiche inerenti il proprio settore lavorativo, alla volontà di cambiare area di specializzazione.

Nei giorni precedenti l’evento i coordinatori di ogni gruppo hanno condiviso sulla pagina Facebook le tematiche che sarebbero state affrontate, per dare modo ai partecipanti di riflettere e decidere al meglio a quale “team” prendere parte. Anche se, in realtà, le contaminazioni sono nate liberamente e secondo i bisogni di ogni persona presente nei gruppi di lavoro.

All’interno del gruppo di formazione si è parlato del perché a volte si incontrano resistenze da parte dei collaboratori a prendere parte ai corsi di formazione, della scelta dei fornitori, delle “mode” nelle esigenze formative e di quanto sia rilevante l’aumento dell’autoefficacia.

La selezione, invece, ha affrontato il processo di selezione per intero dal job posting alle metodologie di interviste, all’industry di riferimento ed anche la percezione del selezionatore (sia esso interno, esterno), oltre all’importanza dell’employer branding.

Il gruppo di sviluppo e talent management ha trattato le tematiche sui “talenti” da diverse angolazioni (chi sono i talenti, come individuarli, come “coltivarli”, come attrarli in azienda) ed anche il legame sussistente tra talento e competenze.

Last (but not least) il gruppo di gestione ha affrontato la gestione del capitale umano nelle diverse realtà aziendali presenti all’interno del gruppo discutendo delle caratteristiche di chi fa gestione e la relazione con l’organizzazione e la cultura aziendale; delle modalità di gestione degli over 40 e del ruolo HR nelle realtà strutturate e destrutturate. Inoltre sono state messe in luce quali sono le caratteristiche essenziali per ricoprire ruolo, come l’intelligenza emotiva, l’essere multitasking, la velocità di apprendimento, etc.

Le conclusioni tratte da ogni team sono state condivise con tutti i partecipanti in modo da dare ad ogni singola persona (e professionista) la contaminazione giusta per sentirsi parte attiva dell’evento.

L’entusiasmo, l’impegno ed il grado di partecipazione dei componenti del network è stato fondamentale per la splendida riuscita dell’evento. Il vedere la buona volontà nel lavorare, nel modo di discutere durante il lavoro di gruppo, il coinvolgimento per le tematiche trattate è stato oggetto di orgoglio e ci ha fatto sentire davvero parte integrante di una “famiglia”.

Le lavagne piene di idee, le dita che velocemente scrivevano sui pc per dare forma alle slide, fogli pieni di appunti, parole e frasi che riecheggiavano nell’aria e poi i sorrisi e la felicità per i risultati raggiunti, non è forse questo che ci fa sentire vivi e soddisfatti del nostro lavoro?

Nove semplici
 passi 
per 
fare formazione finanziata

IMG-20150711-WA0005

Di Raffaella Mazzoccoli e Luca Regensburger

La
 formazione
 finanziata in
 nove
 punti:  come
 un’azienda
 può
 farsi
 finanziare
 un
 piano 
formativo.

 1.
 Ogni
 azienda
 ha
 la
 possibilità
 di
 far
 finanziare
 un
 piano
 formativo
 attraverso
 i
 Fondi
 Paritetici
Interprofessionali. I
 Fondi
 Paritetici
Interprofessionali
nazionali
 per
 la
 formazione
continua 
sono 
organismi
 di
 natura
 associativa
 promossi
 dalle
 organizzazioni
 di
rappresentanza
 delle
 Parti
 Sociali attraverso
 specifici
 Accordi
 Interconfederali
 stipulati
 dalle
 organizzazioni
 sindacali
 dei
 datori
 di
 lavoro
 e
 dei
 lavoratori
 maggiormente
 rappresentative
 sul
 piano
 nazionale.

2.
 L’azienda
 aderisce
 ad
 uno
 dei
 fondi
 esistenti
 attraverso
 il
 modello
 UNIEMENS, questa
 adesione
 consente
 alle
 imprese
 di
 destinare
 la
 quota
 dello
 0,30%
 dei
 contributi
 versati
 all’INPS
 (il
 cosiddetto
 “contributo
 obbligatorio
 per
 la
 disoccupazione
 involontaria”)
 alla
 formazione 
dei
 propri
 dipendenti.

3.
 La
 maggior
 parte
 dei
 fondi
 sono
 suddivisi
 in
 un
 conto
 formazione
 e
 in
 un
 conto
 di sistema.
 Il
 conto
 formazione
 si
 alimenta
 dai
 versamenti
 che
 l’azienda
 ha
 effettuato
 dal
 momento
 dell’adesione,
 invece
 il
 conto
 di
 sistema
 è
 alimentato
 da
 una
 parte
 di
 contributi
 che
 tutte
 le
 aziende
 versano.
 Un’azienda
 può
 accedere
 in
 qualsiasi
 momento 
al
 conto
 formazione
 ed
 utilizzare
 i
 contributi
 accantonati
 invece
 al
 conto
 di
 sistema 
si
 partecipa 
attraverso
 gli
 avvisi.

4. 
Ogni
 anno
 i
 fondi
 aprono
 più
 avvisi
 con
 diverse
 tematiche
 in 
maniera
 tale
 da
offrire a
 tutte
 le
 aziende
 la
 possibilità
 di
 parteciparvi.
 Gli
 avvisi
 prevedono
 dei
 formulari
 da
 compilare.
 A
 chiusura
 dell’avviso
 vengono
 valutati
 tutti
 i
progetti
 e
stilata 
una
 graduatoria.

5.
 Nel
 momento
 in 
cui
 il
 fondo 
approva
 un
 piano
 formativo,
 è
 necessario attuarlo
 entro
 un
 anno.
 È
 importante
 sottolineare
 che 
la
 formazione
 deve
 essere
 erogata
solo
 dopo
 l’avvenuta
 approvazione,
 è
 necessario
 seguire
 le
 linee
 guida
 fornite
 dal
 fondo 
ad
 es. 
sulla
 compilazione
 dei
registri
 o
 sulla
 modalità
 in
 cui
 devono
 essere
 emesse
 le
 fatture.

6.
 All’azienda
 viene
 richiesto
 di
 anticipare
 tutte 
le
 spese
 che
 verranno
 rendicontate
e
 rimborsate.

7.
 Quando
 si
 entra
 in
 una 
nuova 
azienda, 
è
 utile
 verificare
 se,
 in
 passato,
 sono
 stati
 attutati
 piani
 formativi finanziati
 e
 tramite
 il
 cassetto
 previdenziale
 (Inps)
 è
 possibile
 sapere
 a
 quale
 fondo
 l’azienda
 aderisce
 e
 da
 quanto
 tempo.

8.
 Nel
 caso
 in
 cui
 l’azienda
 non
 ha
 mai
 aderito
 a
 nessun
 fondo,
 è
 necessario
 effettuare
 un
 analisi
 dei
 propri
 bisogni
 e
 delle
 caratteristiche
 aziendali
 (ad
 esempio
 numero
 di
 dipendenti)
 così
 da 
scegliere
 il
 fondo
 che
 più
 soddisfi
 le
 proprie
 esigenze.

9.
 È
 consigliabile
 rivolgersi
 a
 società
 di
 consulenza
 che
 possono
 sia
 supportare
 la
 scelta
 del
 fondo
 sia
 soprattutto
 la
 costruzione
 e
 la
 presentazione
 dei
 piani
 formativi
 in
 quanto
 la
 burocrazia
 richiesta
 (attraverso
 i
 formulari)
 è
 complessa
 e
 un
 banalissimo
 errore
 potrebbe
 comportare
 l’esclusione 
del
 piano 
presentato.

Mal di testa? Mindfullness…

index

Premetto che di Mindfullness ne so poco o nulla, ultimamente però ho avuto modo di parlarne e confrontarmi su questo tema. Il tono di questo articolo sarà volutamente un po’ polemico, ma fa parte del mio stile di affrontare le cose e poi che dibattito c’è se non si fa della polemica?

Se non ho capito male il nocciolo della Mindfullness è la presa di coscienza da parte del soggetto di quelli che sono i propri vissuti emotivi e razionali, coscienza che si raggiunge principalmente attraverso la meditazione: sospendere il giudizio sulla realtà in modo da arrivare a dire: io non sono i miei pensieri e le mie emozioni, ma io ho dei pensieri e delle emozioni. In poche parole, è la vecchia e buona presa di distanza dalle cose, che sta alla base di ogni pensiero teoretico.

Bello bellissimo!! Questa pratica però mi fa venire in mente un’immagine, quella della pillolina. Non so se avete presente il video di Maccio Capatonda in cui si mostra che c’è una pillola per ogni problema, ecco la Mindfullness mi dà esattamente l’idea di un’aspirina per i momenti di stress.

Non c’è nulla di male nel pigliarsi l’aspirina quando hai il mal di testa, di conseguenza ben venga se qualcuno ha qualche metodo contro lo stress della vita moderna, ma non sarebbe meglio utilizzare le proprie energie per pensare a forme di lavoro meno stressanti oppure un Cynar?

Questa domanda vuole introdurre il tema principale di questo articolo, ovvero il tema dell’etica e della politica (non intesa come ideologia di partito, ma nel senso più ampio aristotelico del vivere in comunità). A me pare che la Mindfullness prescinda da aspetti etici e politici. Non voglio addentrarmi in discorsi che non ci porterebbero da nessuna parte, ma il dubbio permane: non è che questo equilibrio intimistico e solitario non è altro che un labile rimedio? Un circolo vizioso in cui lo stress e cura dello stress vanno a braccetto, per cui alla fine il nemico si rivela il più fedele alleato.

Dallo stress non se ne esce, si sarà sempre stressati per qualcosa. Per stress intendo lo sforzarsi, il tendere con grande dispendio di energie verso qualcosa. Anche praticare la Mindfullness potrebbe essere stressante se la guardiamo da questo punto di vista. Volentieri però affronteremo lo stress se la meta verso cui siamo diretti ci coinvolge a tutti i livelli, se a questa meta non dobbiamo arrivarci da soli, ma con il supporto dei colleghi e dei propri superiori.

Non credo infatti che sia un caso che il fenomeno delle digital start-up stia esplodendo anche nel nostro paese. Come non è n caso che molti ragazzi stiano tornando ai lavori manuali come l’agricoltura e i “mestieri”. E cosa significa tutto ciò? Credo che semplicemente ci siamo stancati di lavorare per obiettivi a noi estrinseci, in nome di un business di cui alla fine, diciamolo pure, non ce ne frega proprio nulla. Stanchi di non essere protagonisti e di lavorare per entità che il più delle volte non hanno alcun legame con il territorio.

Bella dunque la Mindfullness, ma credo che abbiamo maggiormente bisogno di etica e di politica: senza una visione aziendale in grado di coinvolgere i propri collaboratori, senza una visione che non tenga conto dell’impatto che un’azienda può avere nel contesto sociale e culturale, la ricerca di consapevolezza fine a se stessa sarà come prendersi la pillolina per continuare ad andare avanti per la vecchia strada e addirittura più consapevoli di prima, il che è molto peggio…!!

La selezione e l’arte di rimanere in ascolto

IMG-20150711-WA0004

“Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà”. Epitteto

Ognuno di noi è un selezionatore; selezionare è un’attività che svolgiamo continuamente, in diversi ambiti della nostra vita. Lo facciamo con le parole da scrivere in un articolo, con le scuole da frequentare, le persone con le quali condividere cose importanti, la musica da ascoltare, le vacanze, gli hobbies, i politici da votare e così via.

La nostra mente è abituata a selezionare, lo fa di continuo e, a volte, anche così rapidamente da non rendersene conto. Ma chi è il bravo selezionatore, il bravo scrittore, l’intenditore di musica… In altre parole quali sono le abilità che rendono un selezionatore una persona davvero capace di fare le scelte giuste?

Ho accomunato queste professioni, in apparenza così diverse, perché penso che in fondo abbiano caratteristiche simili. Chi scrive ha il compito di selezionare le parole tra milioni di possibilità e la sua abilità consiste proprio nell’intrappolare i significati e dar vita ad una storia comprensibile a tutti. Il critico d’arte (musicale, figurativa, cinematografica) fa un lavoro certosino di ricostruzione storica e semantica dell’opera che lo conduce ad una o più scelte, premiando i capolavori. L’investigatore ricostruisce, invece, un fatto accaduto attraverso vari indizi e selezionando quelli rilevanti, fino ad individuare il colpevole. Allo stesso modo il selezionatore studia, indaga, ascolta per ricostruire la storia personale e professionale del candidato in modo tale da avere gli strumenti necessari per scegliere la persona adatta al ruolo cercato.

Selezionare il personale, scrivere libri, investigare, intendersi di arte sono attività che richiedono una grande capacità di ascolto. La particolare attitudine e sensibilità necessaria a cogliere i dettagli, le sfumature, il non detto. E la difficoltà di non giudicare. Bisogna imparare a sospendere il proprio giudizio davanti alle persone, come davanti alle opere d’arte e rimanere in ascolto.

L’ascolto è ancora più efficace quando è attivo, intervallato da domande utili a chiarire ogni dubbio e consentire all’altro di raccontarsi. L’ascolto vero è attenzione, memoria, studio, ragionamento, indagine, apprendimento.

A volte di attenzione ne serve più del normale. Ad esempio quando si ha la fantastica opportunità di intervistare persone di una nazionalità e cultura diverse dalla nostra. Mi è capitato, ad esempio, di fare il colloquio ad una ragazza (la chiamerò Sarah), di origine algerina. Il suo italiano era davvero zoppicante ma il suo entusiasmo e la sua motivazione le hanno fatto vincere tutte le difficoltà legate alla lingua.

Si è presentata e ha raccontato la sua incredibile storia professionale, parlando in inglese e illustrando le tappe fondamentali su un foglio di carta. Ha creato una mappa, una rappresentazione visiva della sua storia. Laureata in ingegneria industriale nel suo paese, ha iniziato a iniziato a lavorare per una società petrolifera occupandosi di logistica. La società, inizialmente, non aveva un software adeguato per la gestione dei flussi, così hanno deciso di acquistare SAP. La ragazza e suo team hanno iniziato ad utilizzarlo incontrando enormi difficoltà che, sommate alle problematiche interne della società, hanno portato Sarah ad una decisione: venire in Italia e iscriversi alla laurea magistrale del Politecnico di Milano. Con l’idea di migliorare le sue competenze di ambito ingegneristico si è trasferita per due anni a Como e ora è pronta a restare nel nostro Paese per colmare le lacune in ambito IT.

Mi ha colpito la sua capacità di oltrepassare i limiti linguistici cercando nuovi modi, più efficaci, di rendermi partecipe della sua esperienza. Tra le parole si leggevano le difficoltà di lasciare il proprio Paese e i propri cari, il sacrificio, l’entusiasmo per una nuova sfida, la paura di fallire, la determinazione, il coraggio e la speranza di tornare a casa con nuove competenze da mettere al servizio del proprio territorio.

Selezionando si escludono alcune persone in favore di altre ma il bello sta nella scoperta dell’Altro, rimanere meravigliati dalla bellezza di un incontro, al di là di ogni giudizio e interpretazione.